Le Cosmicomiche - Discussione

Non sarò breve perché Italo Calvino è tra i miei scrittori italiani preferiti da quando (al Liceo) lessi “Il Barone rampante” e, grazie a una prof. di Italiano decente, studiai “L’Orlando Furioso” con i suoi commenti, una lettura che consiglio a tutt quell che hanno sofferto a studiare i classici.

Le “Cosmicomiche” non le avevo mai lette ma solo perché ho una certa idiosincrasia per le raccolte di racconti. Sono contento di aver colmato questa lacuna e ho inserito il libro tra le più belle raccolte di racconti di fantascienza che ho letto perché, tra le altre cose, ha osato ambientare le sue storie nel passato più remoto possibile piuttosto che in un futuro vicino o lontano.

Se dovessi scrivere anche solo poche righe per ognuno dei 12 racconti la cosa rischierebbe di annoiarvi, per cui proverò a fare una sintesi a mio rischio e pericolo. Tutte le storie partono, ma questo si legge nelle introduzioni, da uno spunto scientifico ma poi prendono una direzione dettata dalla grande capacità di immaginazione dell’autore. Ci sono alcune cose che mi sono subito saltate all’occhio tipo il fatto che in molti racconti (almeno 4 o 5) ci sono “storie d’amore” raccontate in modo assolutamente originale anche se tutte finiscono più o meno male. Forse quando ha scritto quelle storie anche Calvino aveva qualche problema nella sfera affettiva :wink: Tutte le storie hanno accenti ironici se non proprio comici, da cui il titolo e tutte - in misura maggiore o minore - parlano della vita moderna anche se raccontano di quella degli anni nei quali sono state scritte. Almeno in un caso (“Gli anni luce”) però la storia mi ha fatto pensare a quell che passano troppo tempo della loro vita attaccati al telefonino e sui social cosi. In generale anche se scritte da più di mezzo secolo nessuna, anche quelle che mi sono piaciute di meno, delle storie mi sembra “vecchia”. Ricopio, come esempio, un pezzo copiato da “Tutto in un punto”: “Anche gli altri però avevano i loro torti verso gli Z’zu, a cominciare da quella definizione di «immigrati», basata sulla pretesa che, mentre gli altri erano lì da prima, loro fossero venuti dopo. Che questo fosse un pregiudizio senza fondamento, mi par chiaro…” Due righe che ridicolizzano molte delle pretese di chi, anche oggi, discrimina le persone.
Non voglio farla più lunga, ma se capita nel corso della discussione scriverò altre cose.

Finisco, banalmente, con la lista dei tre racconti che mi sono piaciuti di più, in ordine di apparizione, con due parole di giustificazione:

“Senza colori”, mi ha fatto venire in mente la storia di un “primo amore” (finito male) ma che poi ricordi finché campi.
“I dinosauri”, perché essere o sentirsi diversi, anche solo una volta, capita più o meno a tutt.
“La spirale”, uno di quei racconti che vorrei non finissero mai e invece finiscono.

Adesso sarà dura leggere qualche autore o autrice italian di oggi.

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