Come al solito ho letto il libro “al buio” e solo dopo ho saputo che è una autobiografia.
La prima cosa che non posso fare a meno di notare è quella del paradosso generato dal fatto che si tratta di un libro nel quale un folle racconta la sua follia. Anche se siamo abituati a leggere libri che contengono storie inverosimili, come nei libri di fantasy, in questo caso - una autobiografia - il “corto circuito” è inevitabile. A me è venuto da chiedermi quanto del libro sia un racconto di fatti concretamente verificatisi e quanto appartenga alle elucubrazioni di un folle e, soprattutto, quanto di questi pensieri e vissuti siano poi stati riportati fedelmente su carta. Poi mi sono detto che questa riflessione non aveva molto senso visto che il libro è stato pubblicato in una collana di romanzi e non su una rivista scientifica e quindi come tale andrebbe trattato. Anche se so benissimo che poi le riflessioni e i giudizi di chi lo legge andranno sempre in una direzione opposta.
Il libro non è scritto male ma l’ho trovato decisamente troppo lungo, nel senso che - visto il contenuto alquanto ripetitivo - poteva anche avere 100 pagine meno senza perdere di efficacia. Per cui mentre lo leggevo mi sono un po’ annoiato, specialmente quando leggevo continui e continui riferimenti a farmaci e ad argomenti di anatomia e fisiologia. Non mi ha provocato particolare empatia o sentimenti di angoscia ma questo è dovuto al mio background di vita e di studio.
Penso che il libro potrebbe risultare utile alle persone che hanno interesse a cercare di approfondire la conoscenze della follia non limitandosi solo ai testi di studio, anche se però dovrebbero già sapere che ogni folle è folle a modo suo, nonostante le “etichette” che vengono date. Come romanzo non mi sembra memorabile.
Non riesco a dare un giudizio complessivo del libro, salvo dire che non è il genere di letture che preferisco.
N.B. Penso che si sia capito che ho usato la parola “folle” perché è quella più piccola (5 lettere) che mi è venuta in mente per evitare di perder tempo a valutare l’enorme quantità di altri termini possibili.