Fine pena : Ora - Discussione

Eccoci qui.
Sarò un pochino tranchant, il libro mi ha annoiato, non vedevo l’ora di finirlo. Il tema trattato è attuale e condivido la maggior parte delle argomentazioni portate nel libro, la prima parte relativa allo scambio epistolare mi ha in alcuni punti anche innervosito. Un impenitente “boss” che dopo una prima lettera diventa un agnellino redento, mi è sembrato molto forzato, con un’esposizione e delle considerazioni da parte del magistrato a tratti anche superficiali e puerili.
La seconda parte è invece semplicemente noiosa.
Scusate se sono stato così schietto :slight_smile: magari le vostre interpretazioni mi daranno altre prospettive

1 Mi Piace

Io non l’ho trovato noioso ma molto scorrevole, almeno la prima parte. Solo che facevo fatica ad immaginare che fosse una storia vera… così almeno dicono… ma immaginavo più una favoletta del detenuto redento ma che nessuno capisce. Scorrevoli anche le parti in cui Salvatore racconta la vita in galera o tutte le peripezie per cercare di farsi riconoscere quello che gli era dovuto ma per un motivo o per un altro alla fine non ci riesce mai.
Però parliamo sempre di qualcuno (ma si sa di quale persona reale si parla?) che ha ammazzato chissà quanta gente (ma d’altronde cosa ci si può aspettare da chi nasce nel Bronx di Catania?) e che l’unica scusante che ha è ricordare che: «se suo figlio nasceva dove sono nato io, adesso era lui nella gabbia”. Probabilmente ha ragione ma uccidere chissà quante persone poi forse solo il perdono cristiano può assolverti ma quello delle persone o delle famiglie dei morti non credo ci riescano.
Sono temi difficili che offrono molti spunti di riflessione, come il recupero in società, anche per un ergastolano. Su questo ultimo punto, però, ho preferito immaginarla come una storia di fantasia in cui è molto più facile perdonare il cattivo di turno: sapere che era una storia vera non me la faceva accettare allo stesso modo.
Confermo che la seconda parte essendo più argomentativa, mirata a persuadere il lettore che l’ergastolo dovrebbe essere abolito, era più noiosa.

1 Mi Piace

Per quello dico che mi ha annoiato, questo taglio quasi favolistico che, se fosse una storia vera, la romanza talmente tanto da renderla artefatta.
Mi ha innervosito ed annoiato per questo, la scrittura è scorrevole si, e sicuramente la divisione in “microcapitoli” aiuta.

1 Mi Piace

Il libro è interessante. Di testimonianze carcerarie avevo già letto alcune di quelle scritte dai detenuti politici degli anni '70, storie che per una parte sono simili a quella del libro ma anche molto diverse. Non a caso quando il protagonista carcerato incontra i prigionieri politici non accade alcuna cosa degna di nota. La storia nel suo complesso è ben raccontata, ho trovato onesto che il magistrato non abbia fatto finta di essere quello che non è, mantenendo il suo ruolo fino alla fine. Una critica la riservo alla conclusione, non mi è piaciuto che una storia vera finisca con una lettera inventata.
Mi è piaciuta meno l’Appendice del libro, nonostante sia centrata sulla richiesta di abolizione dell’ergastolo, questo perché ci sono di mezzo delle idee politiche e le mie sono alquanto diverse da quelle dell’autore del libro. Questa parte è comunque interessante, per chi è poco informat* sull’argomento, in quanto presenta - spiegandole in modo comprensibile - molte delle questioni collegate al tema carcere-ergastolo.

3 Mi Piace

Il libro mi ha deluso, sarò un ingenuo perchè forse a conti fatti era improbabile pubblicarlo, ma credevo e speravo che i capitoli si sarebbero limitati a riportare lo scambio epistolare tra i 2. Che poi, avrei anche capito l’approccio filtrante se Fassone non si fosse spinto a sovrainterpretare e favoleggiare in troppe parti.

Al netto che col tempo sto avendo visioni sempre più radicali e quindi anche una posizione come quella di Fassone che verrà ritenuta progressista cozza con la mia, ho aprezzato l’appendice soprattutto nel presentare lo stato attuale del sistema ergastolano su cui sapevo poco o comunque non così più approfonditamente (sono passati un po’ di anni dalla pubblicazione ma credo che nella sostanza sia cambiato poco).

1 Mi Piace

Ho appena finito di leggerlo, io l’ho trovato interessante, a dispetto del titolo che invece trovo estremamente respingente. La seconda parte, quella in cui spiega la situazione attuale e elabora alcune proposte non mi ha annoiata, anch’io come @ninja.banshee so poco dell’argomento e questo è stato un po’ un piccolissimo corso accelerato. Per quanto riguarda la parte epistolare anche io rimango un po’ perplessa perché in certi punti veramente mi sembra un po’ troppo naif, diciamo un po’ semplicistica, anche se immagino che in carcere, in uno qualsiasi, ci sia talmente tanta pluralità di vissuti e di caratteri che forse l’ipotesi di una così subitanea trasformazione possa non risultare del tutto inammissibile. Non è il primo libro che leggo riguardante storie di carcerati, e quando le storie, reali o inventate che siano, sono raccontate dall’interno rappresentano comunque per me una finestra su una realtà atroce che vale la pena essere indagata. Mi associo a chi ha definito il libro scorrevole, in effetti l’ho finito in due giorni.
In alcuni punti mi è sembrato che il magistrato, in ciò che scriveva e per come descriveva le situazioni, parlasse come si parla del “figlio scemo” (scusate il termine), cioè con la benevolenza che si riserva a volte a chi si riconosce inferiore intellettualmente o moralmente, qui in realtà Salvatore anche se non istruito, da prova di un certo acume, se non altro per il fatto che sia riuscito a sopravvivere in carcere per quasi trent’anni. Questo in buona sostanza è l’elemento che mi ha dato fastidio, la supponente superiorità celata dietro un certo buonismo e e una certa ipocrisia di stampo cristiano, in fin dei conti loro due non sono mai sullo stesso livello, nonostante la distanza fisica e temporale, sia dai crimini che tra loro due, avrebbe potuto portare ad un maggiore smussamento e appianamento delle differenze di ceto e di educazione.

3 Mi Piace

Oltre all’interesse per un mondo che conosco poco non mi ha lasciato granché, se non il fastidio per questa sorta di scaricarsi la coscienza del magistrato e per la semplificazione del personaggio dell’ergastolano, mite e disponibile fin dalla prima lettera? Mah.
Ma almeno, nell’appendice, mi ha costretto a pormi domande sul come la vedo, e questo è sempre un bene.

1 Mi Piace

Ora riflettevo anche su un altro aspetto, Salvatore quando viene condannato ha 28 anni, seppur anagraficamente sia un uomo adulto, è di fatto ancora un ragazzo la cui esperienza si limita a ciò che ha vissuto e portato in carcere a 23 anni, la sua esperienza è limitata così come il suo orizzonte, che non gli fa intravedere altre possibilità di vita. Questo mi fa pensare che sia un po’ una scelta facile far da mentore a un uomo giovane, da un certo punto di vista ancora plasmabile e che può ancora avere curiosità verso la vita, rispetto a quanta magari possa averne un pluripregiudicato di 40/50 anni. Avrebbe sortito lo stesso effetto con un ergastolano 50enne? Seppur da questa relazione epistolare per Salvatore pare sia uscito qualcosa di buono, è comunque scaturita da una sorta di autocompiacimento del magistrato, per la sua posizione sociale e per la sua supposta superiorità intellettuale. Poi ovviamente c’è il discorso della colpevolezza, come già detto da altri, non va dimenticato che comunque Salvatore è colpevole di crimini efferati, e che se è vero che il tempo da un lato mitiga il bruciore degli avvenimenti, dall’altro non deve portare all’oblio chi invece ne è stato vittima, discorso che comunque si complica se pensiamo alle faide e alle uccisioni tra cosche mafiose in cui magari il più pulito ha la rogna. Difficilmente è applicabile, a mio parere, un discorso generalista.

2 Mi Piace

Visto che è di questi giorni la notizia e che è in tema con la lettura di questo mese, vi riporto il testo di uno dei tanti articoli che parlano di Cognify, la prigione virtuale che impianta memorie artificiali nei criminali (Cognify, la prigione virtuale che impianta memorie artificiali nei criminali)
Sembra fantascienza e forse lo è ma ecco come pensano di risolvere il problema delle carceri… fa un po’ paura se fosse vero… soprattutto perché come ogni cosa potrebbe finire nelle mani sbagliate… come con il regime nazista o nell’epoca in cui si “curava” l’isteria femminile. Potrebbe diventare un potente mezzo per preservare un ordine sociale ingiusto. Non dobbiamo presumere che i valori della società contemporanea siano necessariamente i migliori solo perché siamo l’ultimo anello della catena storica. Questo approccio rischia di distogliere l’attenzione dalle radici socioeconomiche della criminalità.

“Preferisci scontare 10 anni in cella o 10 minuti di memorie artificiali?”. Non è l’incipit di un racconto di Philip K. Dick: è la premessa di Cognify, un controverso progetto che vuole rimpiazzare la prigione tradizionale con un sistema di rieducazione basato sull’impianto di falsi ricordi.

All’inizio di questa settimana, è stato condiviso su Instagram un cortometraggio che mostrava come sarà apparentemente la “prigione del futuro”, e alla maggior parte delle persone non è piaciuto ciò che ha visto. Una soluzione interessante ai problemi del sovraffollamento carcerario o l’ennesimo passo verso un inquietante futuro distopico?

Nel cuore di un futuro non troppo lontano, le sbarre d’acciaio e i muri di cemento potrebbero cedere il passo a capsule high-tech e algoritmi avanzati. Cognify, il rivoluzionario concept di “prigione del futuro”, propone di sostituire le pene detentive tradizionali con un’esperienza di rieducazione basata sull’impianto di memorie artificiali nel cervello dei condannati.

Un’idea che sfida le nostre concezioni di giustizia, punizione e riabilitazione, sollevando al contempo profonde questioni etiche e filosofiche. Come funziona la prigione “mentale”?

Il processo inizia con una scansione cerebrale ad alta risoluzione del detenuto, che permette di creare una mappa dettagliata del suo cervello. Questa mappa viene poi utilizzata per “iniettare” memorie artificiali, personalizzate in base alla struttura cerebrale specifica del soggetto. L’obiettivo? Far vivere al condannato l’esperienza del crimine dal punto di vista della vittima, stimolare emozioni come il rimorso e il pentimento, e in ultima analisi influenzare il suo comportamento futuro.

Questa è la premessa di base di Cognify, un concetto che suona come pura fantascienza ma che, sorprendentemente, affonda le sue radici in ricerche scientifiche reali e attuali.

La proposta di Cognify non nasce dal nulla, ma si basa su una serie di scoperte scientifiche recenti nel campo delle neuroscienze. Scienziati sono già riusciti a impiantare falsi ricordi nei topi e a [modificare ricordi] paurosi in felici. Nel 2018, ricercatori sono addirittura riusciti a [trasferire un ricordo da una lumaca marina a un’altra.

Questi progressi, uniti agli sviluppi dell’ intelligenza artificiale come il modello text-to-video di OpenAI, [Sora], formano la base tecnica su cui si fonda il concetto di Cognify. Un concetto che, per quanto fantascientifico possa sembrare, potrebbe non essere lontano dalla fattibilità tecnica. Le questioni etiche, invece, hanno tutt’altra densità.

L’idea alla base di Cognify, come detto, nasce dalla constatazione dei limiti del sistema carcerario attuale: sovraffollamento e recidive su tutti. Cognify si propone come soluzione radicale, con un percorso più efficace verso il reinserimento sociale.

Ma a che prezzo? L’idea di manipolare i ricordi e le emozioni di un soggetto, per quanto criminale, solleva inevitabili questioni etiche. Stiamo parlando di rieducazione o di una forma sofisticata di lavaggio del cervello? Il diritto alla propria integrità mentale non dovrebbe essere inviolabile, al pari di quello all’integrità fisica?

Ci sono preoccupazioni riguardo il consenso, la privacy e le potenziali conseguenze psicologiche non intenzionali derivanti dall’alterazione dei ricordi.

**[Hashem Al-Ghaili]

L’idea, nemmeno tanto originale, è una totale bufala. Non sono un esperto di neuroscienza ma ne leggo perché mi interessa e a quanto mi risulta, allo stato attuale delle conoscenze, una cosa del genere non hanno proprio idea di come farla, salvo che in un film. Del resto se si pensa a tutto il blaterare che si sta facendo di “intelligenza artificiale” quando gli studiosi non hanno ancora capito cosa sia l’intelligenza… Grazie comunque per la segnalazione, quella del trasferimento di un ricordo da una “lumaca marina a un’altra” me la devo andare assolutamente a cercare.
Il che ha richiesto meno di un minuto… l’articolo che viene citato a proposito del “trasferimento” di un ricordo inizia con queste parole: “The precise nature of the engram, the physical substrate of memory, remains uncertain” e quindi non mi sono preso la briga di continuare a leggerlo in quanto anche a proposito della memoria umana, come per l’intelligenza citata sopra, gli scienziati (non io che sono un cretino) non si sono ancora messi d’accordo su come funzioni. Tanto è vero che nell’articolo in questione viene usato il termine “engram” che è quello da tempo usato per definire, se non ricordo male… :slight_smile: una sorta di unità semplice di memoria. In italiano spesso viene tradotto con “engramma”. Adesso vado che devo cercare un film scemo da vedere per evitare di prendermi troppo sul serio.

2 Mi Piace

Per finire il discorso della prigione mentale vi riporto anche un link in cui trovate tutti i riferimenti culturali come film, fumetti, videogiochi e soprattuto libri, in cui compare questo concetto. Magari può essere uno spunto per leggere qualche nuovo libro.

2 Mi Piace

Non ho niente da aggiungere a ciò che avevate già detto: la prosa mi è piaciuta, quindi la lettura è gradevole e scorrevole. Mi infastidiva un po’ la superiorità morale del giudice (“Sto facendo qualcosa di buono che non mi richiede molta fatica, sono un faro morale”) e mi sembrava che lui non avesse abbastanza materiale per riempire un libro intero e ripetesse le stesse idee (“È intelligente, vuole evolvere, migliorare, imparare, vuole un futuro”). L’ultimo capitolo della prima parte non ha nessun senso per me e la seconda mi ha annoiato.

3 Mi Piace

precisamente questo. Ben detto

3 Mi Piace