Gli appunti presi a suo tempo sono andati persi nello scoppio del portatile da divano del quale mi sono lamentato già su mastodon.bida.im e quindi vado a memoria. Il libro lo avevo letto e ricordavo solo molto vagamente la trama e il fatto che mi era piaciuto. Rileggendolo devo confessare che mi è piaciuto un po’ di meno ma non voglio perdere tempo e chiedermi perché. Il punto debole del libro è secondo me la trama, una storia davvero esile che non riserva sorprese o spunti indimenticabili. I punti di forza sono due: è scritto e tradotto bene e presenta (con la scusa della storia) un interessante e divertente racconto della Matematica e dei suoi protagonisti. Per quelli come me, che sono stato sempre una schiappa in quella materia, la lettura mi ha aiutato a capire alcune cose che la mia ignoranza mi aveva negato. E questo, da solo, vale la lettura del libro.
Ho sempre trovato interessanti i libri che vengono definiti “divulgativi” soprattutto se riescono, in modo semplice, a spiegare argomenti anche complessi.
Un altro, piccolo, difetto del libro è che la famiglia protagonista somiglia un po’ troppo a quella dei Malaussene (vedi Pennac) il che, forse, si poteva evitare.
Sul libro non ho altro da aggiungere o non ricordo. Voglio invece segnalare un altro libro, sempre dello stesso autore (morto troppo presto) che pure ho letto con piacere, si chiama “Il Meridiano” ed è la storia, non so quanto romanzata, di quei due astronomi francesi che hanno “scoperto” il metro… e mi fermo qui con lo spoiler. In questo caso la trama è sicuramente più originale e intrigante, almeno per me. Anche questo è un bel mattone di 300 e passa pagine ma qualcun potrebbe essere curios di sapere perché il metro è lungo un “metro” e perché il chilo pesa un “chilo”. Finisco ricordando anche il terzo dei romanzi dell’autore intitolato “La chioma di Berenice” che però non ricordo di aver letto o no.
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