Sirene - Discussione

Discutiamo di Sirene di Laura Pugno.
Il libro di per se non mi è piaciuto, ma ultimamente di letteratura “moderna” mi piace ben poco, lo trovo sbrigativo, raffazzonato e poco profondo, con un taglio televisivo in un post apocalittico che va molto di moda.
Trovo Samuel francamente odioso, un non personaggio che ha solo il ruolo di inseminatore, poteva essere tutto di più ampio respiro, parlare dell’epidemia, entrare più nel dettaglio sul perché la società è così crollata e controllata da un’organizzazione criminale, dare più spessore alla mercificazione di una nuova specie.
Un libro che lascia poco e nulla, più nulla che poco, non è riuscito ad appassionarmi.

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Concordo anche a me non è piaciuto ma per un motivo diverso.

Il romanzo ha uno stile di scrittura stentato che non mi piace anche se poi con il proseguire della lettura mi ci sono abituato. Alcune scene sono un po’ tra l’'orrido e le perversioni pornografiche. Secondo il mio punto di vista si sofferma troppo sui dettagli anatomici femminili. La storia di questo mondo distopico sarebbe pure interessante ma per come è stato scritto, in modo crudo, disturbante e per come è stato costruito questo romanzo breve, con una narrazione asettica e senza sentimenti, con scene al limite della censura, poteva riuscire meglio.

Le sirene (a differenza di quelle Disney che siamo abituati a vedere) sono trattate o come semplice carne da macello (messe all’ingrasso rapido attraverso dei tubi di cibo) o da usare drogate per stordirle nei bordelli della Yakuza (se risultavano sterili). L’autrice in tutto il romanzo non fa altro che usare parole come “monta” o vacca, il che è molto degradante (specie se queste parole sono scritte da una donna).

Ok che ha un suo stile raccapricciante ma c’era molta freddezza nel raccontare la brutalità verso le sirene, come se fossero animali da laboratorio, sempre legate per qualsiasi cosa e nel narrare la perversione di Samuel e di tanti personaggi secondari, tanto che rendeva difficile la lettura.

La parte che racconta le origini di Sadako, venduta ai vecchi sadici della Yakuza fin da bambina che la marchiavano, tatuavano etc e poi la regalarono, come fosse un oggetto o un cucciolo di animale, legata al letto di Samuel, mi ha fatto ribrezzo. Per non parlare di quando dice che alla sua morte lui non pensava altro che divorarla… ok mi ha fatto schifo.

Infine non mi è piaciuta neanche il finale: alla fine Samuel ha una figlia con la sirena e l’unica cosa che pensa è solo farci l’amore… ok anche qui mi ha fatto schifo.

Penso che il libro poteva riuscire meglio se fosse stato meno brutale nel raccontare i vizi degli esseri umani. Mo è capitato di leggere qualche cosa di Chuck Palahniuk, anche quello un autore per stomaci forti, ma non so se questa autrice lo ha superato.

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Concordo, ma Palahniuk sa scrivere molto meglio, caratterizzare personaggi e creare storie appassionanti (negli ultimi lavori un pizzico meno ma comunque molto migliori di questo), la parte delle descrizioni degradanti rispetto ai maltrattamenti delle sirene e di Sadako credo avessere l’intenzione di trasmettere la brutalità dell’essere umano, come la “perversione” dei sentimenti (lui si dice innamorato di una schiava a lui regalata, convinto che anche lei lo sia quando è solo palesemente addestrata ad esserlo), il discorso che per come è scritto male trasmette più uno schifo al limite dello splatter o di una perversione di bassa lega.

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esattamente hai centrato il punto.

Di solito a me la fantascienza piace. Ma non mi è mai piaciuta quando le storie non stanno in piedi nel senso che anche la più strampalata storia dovrebbe, secondo me, rispettare una coerenza interna. Per capirci: in una vasca di allevamento delle “sirene” ci sono tot esemplari, dopo ogni accoppiamento le “sirene” mangiano il maschio, due giorni dopo il parto le madri vengono mandate al macello o al casino se sterili. A questo punto nella vasca restano le “sirene” partorite che sono, necessariamente, meno di quelle che c’erano prima. Non c’è bisogno di essere un esperto per capire che un sistema del genere non potrebbe funzionare, almeno non per come viene descritto. Visto che non ho voluto perdere tempo a rileggere il libro c’è anche la possibilità che mi sia sfuggito qualcosa e sarò sinceramente grato a chiunque me la segnalerà. Lo stile di scrittura non mi è sembrato memorabile. Decisamente ho altri gusti.

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Si lo avevo notato anche io ma li per li ho immaginato che le ripescassero dal mare. Poi più in là c’era scritto che nel mare aperto non se ne trovavano più e allora ho immaginato che forse era un modo per dire che come l’uomo depaupera l’ambiente senza pensare alla estinzione delle specie animali, magari anche in questa storia voleva far notare la cecità dell’uomo che pensava solo al profitto senza poi pensare che le sirene si sarebbe presto estinte. O almeno questo è quello che spero abbia avuto l’intenzione di dire l’autrice, ma magari mi sbaglio ed è stata solo una semplice incongruenza.

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Libro letto in un giorno, assume più i contorni di un racconto breve che di un romanzo. Tirando le somme non è stato del tutto spiacevole, nonostante la distopia che porta con se un senso di angoscia molto molto evidente. Ovvio che l’elemento della vita che continua seppur con una emergenza sanitaria in corso, mi faccia venire in mente la recente pandemia, eppure il libro se non sbaglio è del 2007 quindi ben lungi da tutte quelle dinamiche che poi avremmo vissuto. Rende bene l’atmosfera di fine imminente, i pensieri depressivi e la mancanza di voglia di vivere in generale che emanano i personaggi. Uno di quelli che ho preferito è Hassan, inserito nella yakuza pero un po’ al limite, e infatti fa una finaccia, il suo ruolo è basilare per Samuel che di base non sa di chi fidarsi. Hassan secondo me è un personaggio totalmente senza speranza, sa che prima o poi l’organizzazione di cui fa parte gli presenterà un conto salato, ciononostante continua per la sua strada, un po’ per amicizia un po’ perché ormai non ha più nulla da perdere dopo che la malattia ha annullato qualsiasi valore (discutibile) su cui aveva basato la sua vita.
Che tutto ruoti intorno all’oceano, e al mare più in generale, è una cosa che mi piace, riconosco in me questo debole pertanto anche solo per questo non l’ho schifato. L’oceano qui è qualcosa di immutabile a cui l’uomo non appartiene nemmeno quando ritorna polvere, a tale proposito mi ha colpito il seguente passaggio: “Sciocchezze, aveva detto la dottoressa con l’obi. L’oceano non ci appartiene. Non diffondiamo in lui la nostra morte.” Da qui una riflessione sulle sirene, che con disprezzo vengono chiamate vacche del mare, a spregio di tutta la letteratura e mitologia che le vede come esseri quasi divini, da temere e rispettare. Qui l’essere umano le riduce in schiavitù, le gestisce come bestiame, le mangia, le pompa di cibo ipergrasso e alla fine vi sfoga anche le proprie perversioni erotiche. Esseri capaci di stimolare l’eros tanto da rinchiuderle in un bordello, che però alla fine della fiera si scoprono essere l’anello di congiunzione tra i terrestri e il mare. Non avevo mai pensato alle sirene in questi termini, le avevo sempre immaginate un po’ come quelle descritte nell’Odissea, o come quelle ritratte in molte opere d’arte a soggetto mitologico… il cambio di prospettiva è stato interessante, anche se il sentimento che mi ha suscitato è stato, quasi per tutto il libro, di schifo e di nausea fisica e psicologica. La motivazione precisa non l’ho capita (sto ancora cercando di analizzare ciò che il libro mi ha lasciato) forse è dovuto alle descrizioni dei sintomi della malattia, forse e in maggior misura è dovuto al trattamento riservato alle sirene (che poi non è tanto diverso dalle schifezze degli allevamenti intensivi o alle attività di bracconaggio). Il personaggio più controverso per me è Samuel, si lascia vivere, si abbandona agli eventi dopo aver perso la compagna, che però stava con lui per costrizione, un regalo della yakuza alla stregua di un capo di bestiame. Il ruolo del genere femminile in questo libro è quasi assente, o sono oggetti di cui dispone l’organizzazione o sono sirene e pertanto non umane (il nome che Samuel sceglie per la figlia è Mia, e non è casuale dato che la tratta come una sua proprietà, fino a quando lei non mostra una sorta di libertà di scelta e di controllo su se stessa smettendo di mangiare e lasciandosi quasi morire, in un atteggiamento però sempre passivo). L’unica altra donna di cui si fa menzione è la madre di Samuel, che però muore per mano del marito e quindi posta in atteggiamento esclusivamente passivo nell’economia della storia. L’unica forma di redenzione in tutta la narrazione è la decisione di Samuel che in punto di morte decide di liberare Mia definitivamente, atto simbolico e che apre le porte a uno scenario di ibridazione interspecie che è lasciato però all’immaginazione.
Alla fin fine devo ancora decidere se il libro mi sia piaciuto o meno.

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Purtroppo questo libro non mi è proprio piaciuto, personalmente anche meno di “Bestiario Sentimentale”.

So che è un gioco scorretto questionare sulle intenzioni dell’autrice ma la cosa che proprio mi ha mandato ai matti è l’evidente pressapochismo con cui la storia è costruita attorno al fulcro del messaggio ecologista rappresentato dalle sirene.

Il lessico e lo stile, diciamo gore, l’ho trovato sì stucchevole ma nel senso di una ripetitività al limite del grottesco (SU TUTTE LE SIGARETTE DI MARIJUANA!), però qui ammetto che probabilmente si tratta di sensibilità personale.
Anche, per esempio, l’idea di suggerire un’associazione criminale come la Yakuza a capo sostanzialmente di tutto m’è parsa una suggestione con quell’insano gusto per l’esotico che alla fine si rivela una trashata.

Probabilmente sono troppo incattivito e ho ancora la botta calda per fare una recensione lucida col giusto distacco, ma per chiudere trovo che il problema di fondo sia il “worldbuilding” dell’intera opera: c’è uno squilibrio tra aspetti approfonditi fino quasi al dettaglio (fanta)scientifico, per poi lasciare alla bell’e meglio tutto il resto.

Ps. Di nuovo mi scuso per forse il troppo livore che ci ho messo.
Ci tengo a precisare che comunque sono grato al gruppo di lettura che mi dà modo di esplorare letture (come questa) che mai avrei toccato da solo.

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In effetti ho avuto anche io questa impressione.

Idem per me: oltre al fatto che è difficile riuscire a sapere a priori se un libro piace, fa bene anche leggere libri così controversi che forse sono anche quelli che permettono una maggiore discussione.

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Anche a me non ha lasciato molto, come avete scritto anche voi. Non mi ha disgustata o infastidita, mi ha dato modo di riflettere su alcune questioni e, a parer mio, gli argomenti principali che l’autrice intendeva fare emergere sono due:

  • lo sfruttamento dell’uomo inteso come allevamento intensivo delle sirene, poco velato il parallelismo con gli allevamenti intensivi animali
  • l’oppressione dell’uomo nei confronti della donna, sia umana che come specie ibrida sfruttata sia per le carni da mangiare che per le carni da sollazzo.

La storia passa via veloce, carente nei dettagli. Non intendo che sarebbe dovuto essere più lungo il libro per spiegare meglio certi passaggi e certe situazioni. Ad esempio il libro letto diversi mesi fa, Noi di zamyatin, non ci spiegava tutto però ci ha dato modo di discuterne lungamente. Le cose che suggeriva e tratteggiava erano poste in modo da rendere il lettore attivo. Cerco di spiegarmi meglio: in noi ci siamo posti tante domande, cercando di darci delle risposte perché stimolati dal testo, dalla storia, dagli accenni. In sirene invece resto ferma a quello che leggo e non fantastico su quello che il libro non scrive, cercando di completare il resto della storia mettendoci la mia immaginazione. Per quanto di argomenti da ampliare ce ne siano eccome: la Yakuza, il cancro della pelle, i lager degli appestati, le dimore sotterranee dei privilegiati. Il fatto è che resta tutto molto superficiale, monotono, poco profondo. E non è la brevità, sia ben chiaro, ci sono libri altrettanto brevi che mi hanno lasciato ben altre sensazioni addosso (ad esempio la strada di cormac McCarthy, per citare il primo post apocalittico che mi viene in mente).
Le parti scritte in maniera anatomica, dove si sofferma su dettagli sessuali, non sono ficcanti nel senso giusto. Vorrebbero forse shockare, creare del disagio nel lettore, però non trovo una capacità di scrittura tale per cui riesca a sentirmi scossa nel modo per me più costruttivo. Mi pare come quelli che si mostrano eccessivamente scurrili solo perché vogliono scandalizzare l’altro, senza alcun fine se non il proprio egoismo.
I personaggi sono tutti piuttosto piatti, l’unico che per me spicca più degli altri è quello di sadako con la sua tenerezza e incapacità di vivere nel mondo tanto che vorrebbe essere una sirena.

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Mi allineo su quanto avete detto. La parte sul trattamento delle sirene come vacche da monta o da carne, che forse poteva essere quella disturbante in senso costruttivo, per me scompare sovrastata dalle descrizioni inutilmente morbose del sesso con esse. Una morbosità che fa solo un po’ squallido e schifoso, ma senza scioccare come vorrebbe, per me.
Cattivo gusto direi, come quello del dipinto in una sala colazioni di un hotel, che allego.
E comunque apprezzo ogni lettura fatta qui, spunti molto vari e che difficilmente avrei letto.

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Ma lo scopo di siffatto quadro durante la colazione? Soft porn d’inizio secolo?

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@allegra ma la colazione com’era?

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La linea dell’orizzonte è storta, un quadro in discesa (o salita) :nauseated_face:

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@Lilith ha usato, secondo me, le parole giuste per descrivere quello che mi ha lasciato questo libro “schifo e nausea fisica e psicologica”, eccessiva violenza di cui non ho ben capito il senso.
È come se volesse trattare tutti i mali della nostra epoca, ma senza approfondirli alla fine li riduce ad un semplice elenco (il ruolo della donna, la criminalità organizzata, il trattamento degli animali, la malattia)

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lasciare la parete vuota sarebbe stato mooooolto meglio

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Non ho molto da aggiungere a quello che è già stato scritto, se non che il libro l’ho letto in brevissimo tempo e che la lettura in sé mi ha preso, nel senso che volevo assolutamente vedere come andava a finire.
A parte le varie esagerazioni e costruzioni narrative traballanti, questo libro mi ha lasciato una sensazione malsana, negativa e pessimista che non è poi troppo diversa da quando penso al futuro nei momenti più difficili.
Credo che alla fine l’idea fosse questa, dare un’idea di futuro degradante, malata, senza speranza ricalcando già le cose orribili odierne (allevamenti intensivi, misoginia, degradazione dei rapporti umani, criminalità ecc.).
Leggo che molti di voi si sono sentiti schifati e hanno trovato il libro a tratti morboso ed esageratamente brutale, il che mi fa pensare che l’autrice abbia di fatto raggiunto il suo intento.
Se devo dare un giudizio finale, il libro non mi è piaciuto molto proprio per i motivi suddetti e soprattutto per la totale mancanza di sentimento in ogni sua parte.

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Siccome sono imbecille, non sapevo che Sirene fosse il libro scelto per aprile e, incuriosita, l’ho letto a marzo. L’ho letto e l’ho dimenticato, perché ho pensato che no fosse un granché. Mi sono venute in mente le megacorporazioni del cyberpunk, che vengono sostituite dalla yakuza. Anche la struttura della società mi ricordava un po’ questo genere.

Forse sono un’insensibile, ma le scene di sesso, caccia oppure perversioni diverse non mi hanno commosso. Non ho capito lo scopo della mezza-sirena, perché l’ADN umano verrebbe diluito, sua figlia è soltanto umana un quarto, quindi ho appezzato il personaggio di Sadako, però non so qual’è l’obbietivo della meticcia in questa storia: non nasce una nuova razza, non c’è un’oppotunità per l’umanità sotto una nuova forma.

Siete liberi di segnalare i miei sbagli grammaticali e ortografichi, ho scritto questi due paragrafi senza pensarci troppo :confounded:

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