Devo dire che il libro mi ha spiazzato, mi aspettavo tutt’altro dal titolo invece è un racconto bislacco ed a tratti delirante che tende a smontare la purezza, soprattutto quella di animo a partire dai rivoluzionari che si ricordano tra di loro di essere integerrimi ma cedono e cadono al richiamo della carne, la purezza femminile per i canoni dell’epoca, i 2 superstiti erano degni di fucilazione per aver osato guardare delle caviglie quando in realtà succede ben altro.
Non si riesce a non provare simpatia per tutti, vittime e carnefici ed in questo credo sia anche la bellezza della scrittura di Queneau, il ritmo è incalzante, pieno di particolari cruenti ma al tempo a tratti esilarante.
Di Raymond Queneau conoscevo “Cent mille miliards de poémes” (“Centomila miliardi di poesie”) un originale libro di poesia combinatoria per creare sonetti in numero abbastanza da poter permettere in teoria una lettura lunga quasi duecento milioni di anni (leggendo ventiquattro ore su ventiquattro).
Inoltre conoscevo anche il meraviglioso “Esercizi di stile” che uscì lo stesso anno di Troppo buoni con le donne, il 1947, una vera e propria esercitazione di come raccontare in novantanove modi diversi un breve episodio, in sé banale, mutandone ogni volta lo stile.
Tornando al nostro libro, è un romanzo irlandese scritto, però, da uno scrittore francese. Leggendolo sono rimasto spiazzato perchè è un libro strano, divertente ma anche straniante. In una recensione ho letto una definizione azzeccata: sembra una jam session ai limiti del free jazz. E’ un libro comico, ma anche sottilmente misogino e a luci rosse. In realtà forse è più giusto dire che è un romanzo sulla misoginia dell’epoca.
Usa molta ironia e sarcasmo, ma fa tanto uso di allusioni (cose non dette ma che alla fine si capiscono lo stesso) e usa anche tante parole che a stento riconoscevo (secondo me molte inventate e altre invece prese in prestito dai dialetti italiani, credo una scelta del traduttore). Nonostante gli spargimenti di sangue anche gratuiti, si legge con molta leggerezza.
Particolare il loro grido di battaglia “Finnegans Wake”, evidente omaggio a James Joyce.
Carino ma non so se ne consiglierei la lettura.
Visto che non è già stato già scritto lo faccio io. Il contesto storico all’interno del quale si sviluppa la finzione del libro è quello della “Insurrezione di Pasqua” (24 aprile 1916), nel corso della quale fu occupato a Dublino anche l’Ufficio Centrale delle Poste, che diventò il Quartier generale degli insorti. Alla rivolta partecipò anche un’organizzazione composta di sole donne che esiste ancora. La rivolta fu repressa dopo una settimana dall’esercito inglese e ci furono decine di condanne a morte dei rivoltosi, alcune delle quali vennero eseguite.
La trama è giocata sull’estremo contrasto tra una insurrezione (di quelle che hanno fatto la storia) che è una cosa terribilmente seria e l’atmosfera che si sviluppa nel gruppo di insorti asserragliati nell’Ufficio Postale, che rasenta (e a volte supera) la farsa, sia per il carattere dei personaggi che per le vicende che accadono.
Come sempre nelle cose scritte da Queneau la lingua viene usata in modo molto particolare, per esempio spesso al posto della grafia originale una parola viene scritta come si pronuncia. Da questo le difficoltà di traduzione e quei termini che non si capisce da dove saltino fuori. La sua scrittura non si cura troppo delle ortodossie ma produce i suoi effetti, anche usando parole semplici, tipo: “Sul cassero, qualche istante dopo, Cartwright aveva il cuore grosso, un nodo alla gola, lo stomaco vuoto, la saliva scarsa e l’occhio fisso.”.
I dialoghi sono spesso spiazzanti:
" - Non ho altro da dire che: Dio salvi il nostro Re!”
“ - Ma lei non crede in Dio. Da chi sarà salvato?"
Pur non essendo il miglior romanzo di Queneau, ho letto diverse cose sue e a me continua a piacere - più di tutti - “Les Fleurs bleues” (1965), oltre (ovviamente) al mitico “Esercizi di stile”, questo romanzo breve o racconto lungo, si legge velocemente e rende bene pregi e difetti del suo autore.
Sono contento che quelli che mi hanno preceduto nei commenti abbiano apprezzato il libro e concordo con quasi tutte le loro osservazioni.
Sarà forse solo una cosa mia, ma faccio fatica a consigliarlo perché mi lascia addosso una sensazione un po’ ambigua: mi sono divertito, però non saprei a chi indirizzarlo.
Prima di tutto c’è l’aspetto sottilmente erotico. Non è pornografia né niente di esplicito, però il romanzo gioca parecchio su allusioni, desideri e situazioni calde. Io non sono abituato a leggere libri di questo tipo, quindi già solo per gusto personale mi viene spontaneo essere prudente nel consigliarlo. Non vorrei sembrare bigotto, ma so che a molte persone può risultare spiazzante o semplicemente poco nelle loro corde.
Poi c’è il punto dell’umorismo. Queneau, in questo libro, è divertente, ma in un modo stranissimo e molto particolare: ti butta addosso un ritmo assurdo, un’ironia a volte surreale, con un modo di raccontare pieno di deviazioni, scarti, trovate. Infatti secondo me è un libro più facile da leggere che da descrivere, perché è quasi istintivo, primordiale. E quando un romanzo si regge soprattutto su questo, consigliarlo diventa più rischioso, perché dipende tantissimo dalla sensibilità di chi legge. Per questi, motivi quindi, non è il classico libro che consiglierei a cuor leggero dicendo “fidati, ti piacerà di sicuro”.
Non mi sogno nemmeno di replicare alle tue motivazioni, sono legate alla tua sensibilità e quindi, per come la vedo, io non sono criticabili. Soprattutto perché non ci conosciamo realmente ma solo “virtualmente”.
L’unico punto sul quale, secondo me sbagli, è quello che riguarda la possibilità di consigliare il libro ad altre persone. Capiamoci: spesso crediamo di conoscere bene le persone e quindi ci può venire naturale dare consigli basandoci su questo; difficilmente consiglierei un libro di ricette per carnivori a vegani.
Ma, a parte casi estremi, credo che consigliare letture alle persone - anche a quelle che pensiamoo di conoscere bene - preveda sempre la possibilità che scoprano cose che le arricchiscono.
Sì, su questo hai sicuramente ragione, ma se dovessi scegliere, proporrei altri tipi di libri, quelli che mi hanno davvero lasciato a bocca aperta.
Per esempio, proprio di recente ho consigliato in un gruppo Slack che seguo Wohpe di Salvatore Sanfilippo (in arte Antirez, l’italiano che ha scritto il database Redis). Considerando quando è stato scritto, poco prima dell’avvento della AI generativa, è impressionante quanto fosse avanti: anticipava molte conseguenze e centrava diversi scenari che oggi ci suonano fin troppo familiari. Non è nemmeno il migliore in assoluto nella mia classifica personale, però mi ha colpito parecchio. Io, in generale, prediligo la fantascienza hard, quella più tecnologica. Su quel filone potrei tirare fuori una lista lunghissima di titoli da consigliare, anche se mi rendo conto che è una preferenza molto personale.
Comunque sì, sono un po’ uscito dal tema del libro, ma ci sta anche divagare ogni tanto
P.S. Invece, per completare il quadro, il primo autore che suggerii anni fa fu Baricco: i suoi primi libri erano qualcosa che non avevo mai letto prima e mi colpirono per il suo modo di scrivere.
Arrivo in ritardo perché il libro mi è arrivato il giorno della scadenza
Io ho sentimenti contrastanti su questo libro. Il modo in cui è scritto, per cominciare, mi ha coinvolta incuriosendomi pagina dopo pagina ma allo stesso tempo mi sentivo come a disagio per alcuni termini oppure per il modo di scrivere o di descrivere alcune scene. Nonostante sia conscia del fatto che erano altri tempi, quelli della scrittura di questo romanzo, alla fine sono comunque rimasta con una forte sensazione di disturbo per il modo in cui sono descritte e trattate le donne, sempre e praticamente solo oggetto di violenza verbale e fisica.
Quindi… non so ancora dirvi se mi sia piaciuto o meno!